Modello per il conferimento/revoca della delega fatturazione elettronica

Modello per il conferimento/revoca della delega fatturazione elettronica

VA avanti ll processo che prevede l’obbligo della fattura elettronica, che entrerà in vigore dal primo gennaio 2019. Attraverso il provvedimento del 5 novembre 2018, è stato approvato, infatti, un nuovo modulo per conferire e revocare le deleghe agli intermediari in merito all’utilizzo dei servizi di fatturazione elettronica forniti dalle Entrate. Inoltre, attraverso il medesimo provvedimento appena citato, è stato anche approvato il modulo per conferire e revocare le deleghe per la consultazione del Cassetto fiscale delegato.

Fattura elettronica, delega all’utilizzo dei servizi
Dal momento in cui sono tanti i contribuenti che devono emettere la fattura elettronica, le Entrate hanno predisposto diversi servizi, che possono essere utilizzati dagli intermediari a tal fine delegati. Inoltre, al fine di agevolare il conferimento delle deleghe, vi è un altro servizio che permette agli intermediari di spedire una comunicazione telematica con i dati fondamentali delle deleghe loro conferite, in modo tale da poterle attivare automaticamente. A dimostrazione del fatto che la delega sia stata effettivamente conferita da parte del contribuente, l’intermediario deve indicare anche degli elementi di riscontro ai quali è subordinata l’attivazione in automatico della delega medesima.

Mentre, al fine di garantire una veloce ed efficace acquisizione e gestione delle deleghe, è stata istituita una specifica procedura che contempla la possibilità per tutti quelli che possono autenticare la sottoscrizione della delega, di spedire tramite posta elettronica certificata, un file con gli elementi fondamentali delle deleghe concesse, oltre alla copia delle deleghe cartacee. Tali deleghe su base cartacea compilate e regolarmente sottoscritte, vanno acquisite preventivamente e poi conservate in originale allo scopo di consentire gli opportuni successivi controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Tramite il provvedimento dello scorso 13 giugno era stata adottata una prima versione del modulo, ma con il recente provvedimento tale modulo relativo al conferimento e alla revoca per la delega necessaria per poter utilizzare i servizi di fatturazione elettronica, ha subito un aggiornamento dettato dall’esigenza di agevolare i contribuenti nei loro adempimenti e di rendere uniforme il comportamento degli intermediari.

Il nuovo modulo è completato da due ulteriori sezioni dove vanno indicati rispettivamente i dati dell’eventuale soggetto al quale si rilascia la procura per la consegna che può essere effettuata presso un ufficio territoriale qualsiasi e i dati corrispondenti alla dichiarazione sostitutiva di atto notorio rilasciata dai soggetti abilitati ad autenticare la firma del delegante. Ecco quali sono i servizi che è possibile delegare:

– Consultazione e acquisizione delle fatture elettroniche o dei loro duplicati informatici
– Consultazione dei dati rilevanti ai fini Iva
– Registrazione dell’indirizzo telematico
– Fatturazione elettronica e conservazione delle fatture elettroniche
– Accreditamento e censimento dispositivi

Ciascuna delega può essere attribuita a un numero non superiore a quattro soggetti e la sua scadenza è stabilita dal delegante entro il termine di due anni a partire dalla data del conferimento; nel caso in cui la durata non sia stata indicata, si intende automaticamente pari a due anni salvo revoca.

Leggi anche Decreto fiscale, fattura elettronica a partire da gennaio 2019

Fattura elettronica, delega all’utilizzo del Cassetto fiscale
Il Cassetto Fiscale delegato è un servizio per mezzo del quale un intermediario ha la facoltà di visionare, dopo aver ricevuto apposita delega, tutte le informazioni contenute nel Cassetto fiscale dei deleganti. Considerate le varie modalità di presentazione delle deleghe relative all’utilizzo del servizio presso l’Agenzia delle Entrate, con l’attuale provvedimento è stato approvato un modulo distinto per conferire e revocare queste deleghe. Il servizio per la fattura elettronica può essere delegato al massimo a due intermediari, in tal caso la durata della delega si estende direttamente a quattro anni, sempre salvo revoca.

Modello per il conferimento/revoca della delega editabile (edita e salva)

PRIVACY, Registro dei trattamenti – MODELLO SEMPLIFICATO PER PMI –

PRIVACY, Registro dei trattamenti – MODELLO SEMPLIFICATO PER PMI –

FAQ sul registro delle attività di trattamento

1. Cosa è il registro delle attività di trattamento?

L’art. 30 del Regolamento (EU) n. 679/2016 (di seguito “RGPD”) prevede tra gli adempimenti principali del titolare e del responsabile del trattamento la tenuta del registro delle attività di trattamento.

E’ un documento contenente le principali informazioni (specificatamente individuate dall’art. 30 del RGPD) relative alle operazioni di trattamento svolte dal titolare e, se nominato, dal responsabile del trattamento (sul registro del responsabile, vedi, in particolare, il punto 6).

Costituisce uno dei principali elementi di accountability del titolare, in quanto strumento idoneo a fornire un quadro aggiornato dei trattamenti in essere all’interno della propria organizzazione, indispensabile per ogni attività di valutazione o analisi del rischio e dunque preliminare rispetto a tali attività.

Il registro deve avere forma scritta, anche elettronica, e deve essere esibito su richiesta al Garante.

2. Chi è tenuto a redigerlo?

Tutti i titolari e i responsabili del trattamento sono tenuti a redigere il Registro delle attività di trattamento (v. art. 30, par. 1 e 2 del RGPD).

In particolare, in ambito privato, i soggetti obbligati sono così individuabili:

imprese o organizzazioni con almeno 250 dipendenti;
qualunque titolare o responsabile (incluse imprese o organizzazioni con meno di 250 dipendenti) che effettui trattamenti che possano presentare un rischio – anche non elevato – per i diritti e le libertà dell’interessato;
qualunque titolare o responsabile (incluse imprese o organizzazioni con meno di 250 dipendenti) che effettui trattamenti non occasionali;
qualunque titolare o responsabile (incluse imprese o organizzazioni con meno di 250 dipendenti) che effettui trattamenti delle categorie particolari di dati di cui all’articolo 9, paragrafo 1 RGPD, o di dati personali relativi a condanne penali e a reati di cui all’articolo 10 RGPD.

Rientrano nella categoria delle “organizzazioni” di cui all’art. 30, par. 5 anche le associazioni, fondazioni e i comitati.

Alla luce di quanto detto sopra, sono tenuti all’obbligo di redazione del registro, ad esempio:

– esercizi commerciali, esercizi pubblici o artigiani con almeno un dipendente (bar, ristoranti, officine, negozi, piccola distribuzione, ecc.) e/o che trattino dati sanitari dei clienti (es. parrucchieri, estetisti, ottici, odontotecnici, tatuatori ecc.);

– liberi professionisti con almeno un dipendente e/o che trattino dati sanitari e/o dati relativi a condanne penali o reati (es. commercialisti, notai, avvocati, osteopati, fisioterapisti, farmacisti, medici in generale);

– associazioni, fondazioni e comitati ove trattino “categorie particolari di dati” e/o dati relativi a condanne penali o reati (i.e. organizzazioni di tendenza; associazioni a tutela di soggetti c.d. “vulnerabili” quali ad esempio malati, persone con disabilità, ex detenuti ecc.; associazioni che perseguono finalità di prevenzione e contrasto delle discriminazioni di genere, razziali, basate sull’orientamento sessuale, politico o religioso ecc.; associazioni sportive con riferimento ai dati sanitari trattati; partiti e movimenti politici; sindacati; associazioni e movimenti a carattere religioso);

– il condominio ove tratti “categorie particolari di dati” (es. delibere per interventi volti al superamento e all’abbattimento delle barriere architettoniche ai sensi della L. n. 13/1989; richieste di risarcimento danni comprensive di spese mediche relativi a sinistri avvenuti all’interno dei locali condominiali).

Infine, si precisa che le imprese e organizzazioni con meno di 250 dipendenti obbligate alla tenuta del registro potranno comunque beneficiare di alcune misure di semplificazione, potendo circoscrivere l’obbligo di redazione del registro alle sole specifiche attività di trattamento sopra individuate (es. ove il trattamento delle categorie particolari di dati si riferisca a quelli inerenti un solo lavoratore dipendente, il registro potrà essere predisposto e mantenuto esclusivamente con riferimento a tale limitata tipologia di trattamento).

Al di fuori dei casi di tenuta obbligatoria del Registro, anche alla luce del considerando 82 del RGPD, il Garante ne raccomanda la redazione a tutti i titolari e responsabili del trattamento, in quanto strumento che, fornendo piena contezza del tipo di trattamenti svolti, contribuisce a meglio attuare, con modalità semplici e accessibili a tutti, il principio di accountability e, al contempo, ad agevolare in maniera dialogante e collaborativa l’attività di controllo del Garante stesso.

Si invita altresì a consultare il documento interpretativo del 19 aprile 2018 del Gruppo ex art. 29 (Ora Comitato europeo per la protezione dei dati) reperibile al seguente link: http://ec.europa.eu/newsroom/article29/item-detail.cfm?item_id=624045

3. Quali informazioni deve contenere?

Il Regolamento individua dettagliatamente le informazioni che devono essere contenute nel registro delle attività di trattamento del titolare (art. 30, par. 1 del RGPD) e in quello del responsabile (art. 30, par. 2 del RGPD).

Con riferimento ai contenuti si rappresenta quanto segue:

(a) nel campo “finalità del trattamento” oltre alla precipua indicazione delle stesse, distinta per tipologie di trattamento (es. trattamento dei dati dei dipendenti per la gestione del rapporto di lavoro; trattamento dei dati di contatto dei fornitori per la gestione degli ordini), sarebbe opportuno indicare anche la base giuridica dello stesso (v. art. 6 del RGPD; in merito, con particolare riferimento al “legittimo interesse”, si rappresenta che il registro potrebbe riportare la descrizione del legittimo interesse concretamente perseguito, le “garanzie adeguate” eventualmente approntate, nonché, ove effettuata, la preventiva valutazione d’impatto posta in essere dal titolare (v. provv. del Garante del 22 febbraio 2018 – [doc web n. 8080493]). Sempre con riferimento alla base giuridica, sarebbe parimenti opportuno: in caso di trattamenti di “categorie particolari di dati”, indicare una delle condizioni di cui all’art. 9, par. 2del RGPD; in caso di trattamenti di dati relativi a condanne penali e reati, riportare la specifica normativa (nazionale o dell’Unione europea) che ne autorizza il trattamento ai sensi dell’art. 10 del RGPD;

(b) nel campo “descrizione delle categorie di interessati e delle categorie di dati personali” andranno specificate sia le tipologie di interessati (es. clienti, fornitori, dipendenti) sia quelle di dati personali oggetto di trattamento (es. dati anagrafici, dati sanitari, dati biometrici, dati genetici, dati relativi a condanne penali o reati, ecc.);

(c) nel campo “categorie di destinatari a cui i dati sono stati o saranno comunicati” andranno riportati, anche semplicemente per categoria di appartenenza, gli altri titolari cui siano comunicati i dati (es. enti previdenziali cui debbano essere trasmessi i dati dei dipendenti per adempiere agli obblighi contributivi). Inoltre, si ritiene opportuno che siano indicati anche gli eventuali altri soggetti ai quali – in qualità di responsabili e sub-responsabili del trattamento– siano trasmessi i dati da parte del titolare (es. soggetto esterno cui sia affidato dal titolare il servizio di elaborazione delle buste paga dei dipendenti o altri soggetti esterni cui siano affidate in tutto o in parte le attività di trattamento). Ciò al fine di consentire al titolare medesimo di avere effettiva contezza del novero e della tipologia dei soggetti esterni cui sono affidate le operazioni di trattamento dei dati personali;

(d) nel campo “trasferimenti di dati personali verso un paese terzo o un’organizzazione internazionale” andrà riportata l’informazione relativa ai suddetti trasferimenti unitamente all’indicazione relativa al Paese/i terzo/i cui i dati sono trasferiti e alle “garanzie” adottate ai sensi del capo V del RGPD (es. decisioni di adeguatezza, norme vincolanti d’impresa, clausole contrattuali tipo, ecc.);

(e) nel campo “termini ultimi previsti per la cancellazione delle diverse categorie di dati” dovranno essere individuati i tempi di cancellazione per tipologia e finalità di trattamento (ad es. “in caso di rapporto contrattuale, i dati saranno conservati per 10 anni dall’ultima registrazione – v. art. 2220 del codice civile”). Ad ogni modo, ove non sia possibile stabilire a priori un termine massimo, i tempi di conservazione potranno essere specificati mediante il riferimento a criteri (es. norme di legge, prassi settoriali) indicativi degli stessi (es. “in caso di contenzioso, i dati saranno cancellati al termine dello stesso”);

(f) nel campo “descrizione generale delle misure di sicurezza” andranno indicate le misure tecnico-organizzative adottate dal titolare ai sensi dell’art. 32 del RGDP tenendo presente che l’elenco ivi riportato costituisce una lista aperta e non esaustiva, essendo rimessa al titolare la valutazione finale relativa al livello di sicurezza adeguato, caso per caso, ai rischi presentati dalle attività di trattamento concretamente poste in essere. Tale lista ha di per sé un carattere dinamico (e non più statico come è stato per l’Allegato B del d. lgs. 196/2003) dovendosi continuamente confrontare con gli sviluppi della tecnologia e l’insorgere di nuovi rischi. Le misure di sicurezza possono essere descritte in forma riassuntiva e sintetica, o comunque idonea a dare un quadro generale e complessivo di tali misure in relazione alle attività di trattamento svolte, con possibilità di fare rinvio per una valutazione più dettagliata a documenti esterni di carattere generale (es. procedure organizzative interne; security policy ecc.).

4. Può contenere informazioni ulteriori?

Può essere riportata nel registro qualsiasi altra informazione che il titolare o il responsabile ritengano utile indicare (ad es. le modalità di raccolta del consenso, le eventuali valutazioni di impatto effettuate, l’indicazione di eventuali “referenti interni” individuati dal titolare in merito ad alcune tipologie di trattamento ecc.).

5. Quali sono le modalità di conservazione e di aggiornamento?

Il Registro dei trattamenti è un documento di censimento e analisi dei trattamenti effettuati dal titolare o responsabile. In quanto tale, il registro deve essere mantenuto costantemente aggiornato poiché il suo contenuto deve sempre corrispondere all’effettività dei trattamenti posti in essere. Qualsiasi cambiamento, in particolare in ordine alle modalità, finalità, categorie di dati, categorie di interessati, deve essere immediatamente inserito nel Registro, dando conto delle modifiche sopravvenute.

Il Registro può essere compilato sia in formato cartaceo che elettronico ma deve in ogni caso recare, in maniera verificabile, la data della sua prima istituzione (o la data della prima creazione di ogni singola scheda per tipologia di trattamento) unitamente a quella dell’ultimo aggiornamento. In quest’ultimo caso il Registro dovrà recare una annotazione del tipo:

“- scheda creata in data XY”

“- ultimo aggiornamento avvenuto in data XY”

6. Registro del responsabile

Il responsabile del trattamento tiene un registro di “tutte le categorie di attività relative al trattamento svolte per conto di un titolare” (art. 30, par. 2 del RGPD).

In merito alle modalità di compilazione dello stesso si rappresenta quanto segue:

a) nel caso in cui uno stesso soggetto agisca in qualità di responsabile del trattamento per conto di più clienti quali autonomi e distinti titolari (es. società di software house), le informazioni di cui all’art. 30, par. 2 del RGPD dovranno essere riportate nel registro con riferimento a ciascuno dei suddetti titolari. In questi casi il responsabile dovrà suddividere il registro in tante sezioni quanti sono i titolari per conto dei quali agisce; ove, a causa dell’ingente numero di titolari per cui si operi, l’attività di puntuale indicazione e di continuo aggiornamento dei nominativi degli stessi nonché di correlazione delle categorie di trattamenti svolti per ognuno di essi risulti eccessivamente difficoltosa, il registro del responsabile potrebbe riportare il rinvio, ad es., a schede o banche dati anagrafiche dei clienti (titolari del trattamento), contenenti la descrizione dei servizi forniti agli stessi, ferma restando la necessità che comunque tali schede riportino tutte le indicazioni richieste dall’art. 30, par. 2 del RGPD;

b) con riferimento alla “descrizione delle categorie di trattamenti effettuati” (art. 30, par. 2, lett. b) del RGPD) è possibile far riferimento a quanto contenuto nel contratto di designazione a responsabile che, ai sensi dell’art. 28 del RGPD, deve individuare, in particolare, la natura e la finalità del trattamento, il tipo di dati personali e le categorie di interessati oggetto del trattamento, nonché la durata di quest’ultimo;

c) in caso di sub-responsabile, parimenti, il registro delle attività di trattamento svolte da quest’ultimo potrà specificatamente far riferimento ai contenuti del contratto stipulato tra lo stesso e il responsabile ai sensi dell’art. 28, paragrafi 2 e 4 del RGPD.

Modello di “registro semplificato” delle attività di trattamento del titolare per PMI

Modello di “registro semplificato” delle attività di trattamento del responsabile per PMI 

FONTE: Garanteprivacy

Modello AGI/1 opzione Gruppo IVA

Modello AGI/1 opzione Gruppo IVA

L’Agenzia delle Entrate IL 20 SETTEMBRE 2018 ha pubblicato il Modello AGI/1 per l’esercizio dell’opzione per la costituzione del Gruppo (art. 70-bis) da parte del rappresentante del Gruppo, che presenta la dichiarazione, e dei soggetti partecipanti al Gruppo medesimo (Provvedimento del 19 settembre 2018 n. 215450).

Una volta presentato il modello, al Gruppo viene attribuito un proprio numero di partita IVA, cui è associato ciascun partecipante, da riportare in ogni dichiarazione, atto o comunicazione relativi all’applicazione dell’IVA.

 Il Gruppo IVA può essere costituito in base l’art. 1, comma 24, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, ha inserito nel dpr 633/72, dopo l’art. 70, il titolo V-bis Gruppo IVA, in base al quale i soggetti passivi d’imposta, stabiliti nel territorio dello Stato, esercenti attività d’impresa, arte o professione, per i quali ricorrano congiuntamente i vincoli finanziario, economico e organizzativo di cui all’art. 70-ter, possono esercitare l’opzione per divenire un unico soggetto passivo denominato Gruppo IVA.

SCARICA IL  MODELLO E LE  ISTRUZIONI

Qui se interessato abbiamo sviluppato il modello editabilE (Edita e Salva)

 

 

 

INVESTIMENTI PUBBLICITARI INCREMENTALI Modello Bonus

INVESTIMENTI PUBBLICITARI INCREMENTALI Modello Bonus

Dal 2018 è stato istituito un credito d’imposta per le imprese, i lavoratori autonomi e gli enti non commerciali in relazione agli investimenti pubblicitari incrementali effettuati sulla stampa quotidiana e periodica, anche online, e sulle emittenti televisive e radiofoniche locali (articolo 57-bis del decreto legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, e successive modificazioni).
Per beneficiare dell’agevolazione è necessario che l’ammontare complessivo degli investimenti pubblicitari realizzati superi almeno dell’1% l’importo degli analoghi investimenti effettuati sugli stessi mezzi d’informazione nell’anno precedente.

Il credito d’imposta spetta anche in relazione agli investimenti effettuati, esclusivamente sulla stampa (anche online), dal 24 giugno 2017 al 31 dicembre 2017, rispetto agli analoghi investimenti effettuati sugli stessi mezzi di informazione nel corrispondente periodo dell’anno 2016.
Il credito d’imposta è pari al 75% del valore incrementale degli investimenti effettuati, elevato al 90%  nel caso di microimprese, piccole e medie imprese e start-up innovative.

Con il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 16 maggio 2018, n. 90, sono stati definiti i criteri e le modalità di attuazione della misura agevolativa e con il provvedimento del Capo del Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 31 luglio 2018 è stato approvato il modello di comunicazione telematica per la fruizione del credito con le relative modalità di presentazione.

COMUNICAZIONE PER LA FRUIZIONE DEL CREDITO D’IMPOSTA PER GLI INVESTIMENTI PUBBLICITARI INCREMENTALI

Il modello va utilizzato per presentare:
• la “Comunicazione per l’accesso al credito d’imposta”. La comunicazione prevista dall’articolo 5, comma 1, del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 16 maggio 2018, n. 90, contenente i dati degli investimenti effettuati o da effettuare nell’anno agevolato, deve essere presentata per poter beneficiare del credito d’imposta;
• la “Dichiarazione sostitutiva relativa agli investimenti effettuati”. La dichiarazione va resa per dichiarare, ai sensi dell’articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, che gli investimenti indicati nella comunicazione per l’accesso al credito d’imposta, presentata in precedenza, sono stati effettivamente realizzati nell’anno agevolato e che gli stessi soddisfano i requisiti di cui all’articolo 3 del D.P.C.M. n. 90 del 2018.
ATTENZIONE: per gli investimenti realizzati nell’anno 2017, va presentata esclusivamente la “Dichiarazione sostitutiva relativa agli investimenti effettuati”.

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Modulo TFR2 novità 2018

Modulo TFR2 novità 2018

Aggiornato il nuovo Modulo TFR2

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (aprile 2018) il decreto, siglato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con cui si provvede all’aggiornamento e l’allegato del nuovo Modulo TFR2.

L’aggiornamento si è reso necessario a seguito delle novità introdotte in tema di previdenza complementare (Legge sulla concorrenza del 2017) in base alla quale la contrattazione collettiva potrà determinare la quota minima di TFR maturando da destinare alla previdenza complementare. Si tratta, nello specifico, della possibilità di destinare ai fondi pensione una quota di TFR inferiore al 100%.

Modulo TFR2 – Il modulo viene utilizzato per la manifestazione della scelta di destinazione del trattamento di fine rapporto, da parte dei lavoratori assunti dopo il 31 dicembre 2006. Alla luce della disposizione introdotta lo scorso anno dalla legge annuale mercato e concorrenza, per quanto riguarda il conferimento del TFR al fondo pensione, il nuovo comma 2, dell’art. 8 del D.Lgs. n. 252/2005 stabilisce che:

-spetta al lavoratore determinare liberamente l’entità della contribuzione a proprio carico;

-per i lavoratori dipendenti che aderiscono alle forme pensionistiche complementari, le modalità e la misura minima della contribuzione a carico del datore di lavoro e del lavoratore stesso possono essere fissati dai contratti e dagli accordi collettivi, anche aziendali. Da qui l’esigenza di modifica al modulo TFR2.

Se interessato abbiamo sviluppato il  Nuovo modello TFR2 Edita e salva. 

 

___ COMPLETO TFR2 ___

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Modulistica antiriciclaggio 2018

Modulistica antiriciclaggio 2018

Moduli normativa antiriciclaggio 

La recente modifica normativa – art. 1, comma 898, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità per il 2016) che ha modificato il comma 1 dell’art. 49 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231 prevedendo l’innalzamento da 1.000 a 3.000 euro del limite ivi previsto – riguarda esclusivamente la soglia per l’utilizzo del denaro contante e non anche per l’adeguata verifica dei soggetti.
Ne consegue che permangono a carico dei soggetti obbligati- gli obblighi di identificazione e di adeguata verifica di ogni cliente per importo superiore a 1.000 euro , secondo quanto previsto dall’articolo 24, comma 4, del D.Lgs. n.231/2007″.

Il “Cofanetto Antiriciclaggio (11 MODULI PDF EDITA E SALVA) è stato predisposto richiamando e prendendo in considerazione i principi generali della normativa antiriciclaggio, richiamati all’art. 3 del D.lgs. 21 novembre 2007 n. 231, prevedono che i suoi destinatari adottino idonei e appropriati sistemi e procedure in materia di obblighi di adeguata verifica, di segnalazione di operazioni sospette, di conservazione dei documenti, di controllo interno, di valutazione e gestione del rischio. (Adeguato alle cosiderazioni della

L’individuazione di apposite procedure interne è inoltre suggerita dal Ministero della Giustizia nel Provvedimento che ha indicato gli indici di anomalia per i professionisti ed i revisori (D.M. 16/4/2010) per garantire omogeneità di comportamenti ed assicurare la pronta ricostruibilità a posteriori delle decisioni assunte.

Il Cofanetto antiriciclaggio è destinato a professionisti del settore, conoscenti la materia e, a tutti i professionisti che hanno l’obbligo di adottare idonei e appropriati sistemi e procedure in materia di obblighi di adeguata verifica di ogni cliente .

Acquisto modulistica antiriciclaggio:  nel catalogo sarà possibile acquistare un cofanetto di modulistica antiriciclaggio utili agli agenti immobiliari e chiunque sia obbligato alla tenuta e predisposizione della modulistica….in linea con la III Direttiva D. Lgs 231/2007; 

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